Alternative für Deutschland ha vinto le elezioni in Sassonia-Anhalt, un piccolo Land della Germania orientale con una popolazione simile a quella di Francoforte. Non bisogna sottovalutare il segnale, ma nemmeno proiettare automaticamente il risultato a livello nazionale. L’AfD è molto forte nell’ex Germania Est, mentre difficilmente raggiunge la doppia cifra nell’ex Germania Ovest.
È una vittoria importante anche perché la partecipazione al voto è stata molto alta, intorno all’80%. Un risultato al quale hanno contribuito anche le campagne porta a porta di socialdemocratici e Verdi, dati dai sondaggi al di sotto della soglia di sbarramento del 5%, che sono così riusciti a mantenere le proprie posizioni rispetto alle elezioni precedenti. La CDU del cancelliere Merz ha invece quasi dimezzato i propri voti, passando dal 37% al 18%, mentre l’AfD ha superato il 44%. Non hanno superato lo sbarramento i liberali della FDP.
L’AfD dovrebbe ottenere 39 seggi su 83, se verrà confermato che il Bünd Sahra Wagenknecht (BSW) ha raggiunto la soglia del 5%. Ne mancherebbero quindi tre per raggiungere la maggioranza assoluta, necessaria per eleggere il Ministro-Presidente del Land, che poi nomina i propri ministri, attraverso uno scrutinio segreto. Se nessun candidato ottiene la maggioranza, si procede a un secondo scrutinio entro una settimana. Se anche questo non produce un risultato, si può arrivare a nuove elezioni; in alternativa, se previsto dalla procedura costituzionale del Land, il Ministro-Presidente può essere eletto a maggioranza relativa.
Per impedire all’AfD di governare dovrebbero, in sostanza, trovare una forma di collaborazione tutti gli altri partiti: democristiani, socialdemocratici, Verdi, Sinistra e BSW. Quest’ultimo è un partito nato da una scissione della Linke, collocato a sinistra su molte questioni economiche e sociali, ma caratterizzato da posizioni fortemente restrittive sull’immigrazione, critiche verso l’integrazione europea e, su alcuni temi, vicine a quelle della destra radicale. La leader nazionale Sahra Wagenknecht ha lasciato aperta la possibilità di una collaborazione con l’AfD, ma i dirigenti regionali del partito si sono mostrati contrari.
L’AfD vince cavalcando soprattutto il tema dell’immigrazione proprio nelle aree della Germania orientale in cui la presenza di migranti è relativamente più contenuta, fatta eccezione soprattutto per gli ucraini, in larga parte integrati e impiegati anche nei servizi di cura. Il nodo, dunque, non è necessariamente il dato reale, ma quello percepito: la rappresentazione psicologica del problema. Vince nell’ex DDR, nelle aree economicamente più fragili della Germania, strette tra la maggiore ricchezza dell’ex Germania Ovest e il vorticoso sviluppo dei vicini orientali, a partire dalla Polonia. In una fase in cui l’intera Germania fatica a crescere, in queste regioni la percezione è ancora più netta: non vedono una prospettiva, non vedono una speranza.
In un mondo in fiamme, nel quale le crisi geopolitiche riducono ulteriormente le prospettive di crescita economica, nessuno Stato membro può farcela da solo. Di fronte a potenze di dimensioni continentali come Stati Uniti, Cina, Russia e India, possiamo rimanere indipendenti e difendere i nostri valori e i nostri interessi soltanto come Unione europea.
Per rilanciare l’economia bisogna attuare le proposte contenute nei rapporti Letta e Draghi. Senza un salto di qualità nell’integrazione europea non saremo in grado di rispondere alle paure e alle esigenze dei cittadini. E quelle paure continueranno quindi a essere a disposizione di chi cerca consenso cavalcandole, offrendo risposte identitarie che non risolvono i problemi, ma servono soltanto ad alleviare il peso psicologico della nostra impotenza, attraverso il richiamo a un passato immaginario che non è mai esistito e che non può tornare.
Per il grande storico delle civiltà Arnold J. Toynbee, gli europei hanno una scelta semplice: unirsi o perire. È quanto è accaduto, in forme e contesti naturalmente diversi, ai Greci delle poleis elleniche di fronte all’ascesa di Roma e agli staterelli dell’Italia rinascimentale di fronte alla nascita dei primi Stati moderni europei.
Riusciremo a imparare dagli errori del passato? In gioco c’è un modello politico e sociale: la democrazia liberale e lo Stato sociale. Ma c’è anche un modello di condivisione della sovranità, costruito per garantire la pace tra Paesi che per secoli si sono combattuti.
Per proteggerli da svolte autoritarie nazionali – come è accaduto in Ungheria e, in forme diverse, in Polonia – e per rilanciarli sul piano internazionale, i partiti democratici ed europeisti dovrebbero unire le forze a tutti i livelli di governo, superare il principio dell’unanimità nelle decisioni dell’Unione europea e costruire un vero governo federale europeo, responsabile della politica estera e della difesa e dotato dei poteri economici e fiscali necessari per rilanciare l’economia europea. Qui si parrà vostra nobilitate.

